Gli Appennini si candidano come riserva Unesco


La Regione Marche ha proposto l’inserimento della fascia appenninica e dell’area dei Monti Sibillini all’interno di un’altra delle liste Unesco, ovvero il programma Man and Biosphere, che annovera 686 riserve distribuite in 122 Paesi nel mondo. Se approvata, durante la valutazione finale del 2020, la candidatura porterà un importante riconoscimento internazionale, che potrebbe tradursi anche in una concreta rinascita per una realtà messa a dura prova negli ultimi due anni.

 

 

«Sarebbe un’occasione storica - ha sottolineato l’assessore all’Ambiente, Angelo Sciapichetti, presentando l’iniziativa insieme al presidente della Commissione Sviluppo economico, Gino Traversini - per valorizzare a livello internazionale le aree interne marchigiane e le loro eccellenze, dal Verdicchio al tartufo, consolidando il rilancio post sisma con il coinvolgimento di istituzioni e privati attivi sul territorio».

La perimetrazione che si candida al Mab comprende tutto il territorio marchigiano, da Urbino ad Ascoli, nell’ambito delle aree delle 13 Unioni montane che corrono lungo la dorsale appenninica. A differenza del patrimonio mondiale, che ha come obiettivo quello di tutelare e conservare edifici e territori di valore storico, culturale e naturale, il Mab nasce nel 1971 come progetto di ricerca che utilizza le aree come dei laboratori a cielo aperto.

 

 

Nel progetto marchigiano saranno otto i Parchi naturali coinvolti, per un totale di 37 Comuni. Segue poi una zona cuscinetto, o Buffer Zone, di gestione ecologica per le attività a basso impatto in termini di silvicoltura, agricoltura ecologica ed ecoturismo, all’interno della quale saranno coinvolti 70 comuni. Chiude il cerchio la zona di sviluppo sostenibile delle risorse per l’artigianato, i servizi e le attività agro-silvo-pastorali più estensive (Transition Area), con 89 comuni coinvolti.